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La foto: Paolo Limiti & Sophia Loren


Non ci crederete, ma aveva paura della telecamera! L’ho dovuta accompagnare in scena tenendola per mano e se il suo ingresso aveva l’esplosivo calore di due giornate di sole, le sue dita erano gelate. Poi è uscita lei: calda, intelligente, donna-donna anche con bisogni di protezione ma con una forza di difesa immensa. Più gradevole di così non poteva essere: mi muovevo piano, non volevo assolutamente interrompere il processo di farla sentire a casa sua e amata da tutti noi, ma qualche passetto più avanti lo faceva lei ridendo come una bambina e, verso la fine, provocandomi perfino con qualche risposta. Forse ho sfiorato qualche punto sensibile ricordando una sua autobiografia che però in Italia non era uscita, ma non era intenzionale e comunque me l’ha concesso con una simpatia incredibile. Sono rimasto affascinato. Non dalla “star”, quella mi affascinato da sempre e in una stanza o sullo schermo non riuscirei a toglierle gli occhi da dosso, ma da come interagisce: prende la palla, te la rimanda, gioca e si diverte… OK, Sofia, sei un sogno in più! Basta.

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La foto: Paolo Limiti & Liz Taylor

Non voleva più fare l’intervista. Avevo fatto 9.000 chilometri per incontrarla e mi ritrovavo solo con una “troupe” della televisione in un “megabungalow” di Beverly Hills dove lei aveva passato (quasi) tutte le sue lune di miele (da cinque a otto). Squillò il telefono e una voce bassa e suadentissima mi bisbigliò: “Paolo ?... Sono Elizabeth… (no, nessuno la chiama mai Liz, è un nome che le piace, lo usano solo i giornali, n.d.r.) … Non me la sento, scusami, sono molto stanca e devo partire domani per l’Europa”.
“Vuoi dire che non potrò ne abbracciarti, ne’ baciarti ?...,” le risposi. Non mi chiedete perché, non era studiata. Ci fu un lungo attimo di silenzio e poi Elizabeth Taylor mi disse: “Ci vediamo al bungalow 3, alle 3”.
Quando arrivò me la baciai e me la abbracciai forse troppo, ma ero contento della sua aria da gattona, della sua femminilità che è straripante. Fu un’intervista gloriosa: due ore filate di lacrime, risate, confessioni e ricordi per cui non dovetti neanche spingere il pedale. Grazie, Elizabeth. E non dimenticherò mai quel dolce, lungo bacio sulla bocca che mi hai dato in chiusura. Destino, scrivi pure le rogne che mi hai dato, ma scrivi anche che Elizabeth mi ha baciato!
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La foto: Paolo Limiti & Sharon Stone


Ha un quoziente d’intelligenza superiore alla norma (lo stabilirono all’università dove andava) e alla laurea ha recitato il “discorso di Gettysburg” (un discorso storico fatto da Lincoln in Pennsylvania, alla fine della Guerra Civile, nel 1863), ma ha sempre una voglia matta di “portare i pantaloni” lei. La prima volta, fu una lotta dura per portare a casa un’intervista garbata (eravamo in diretta e non c’era via d’uscita) e ce la feci ma sudai le proverbiali sette camicie. La seconda volta sperai fosse più malleabile, ma cominciò subito con lo spostare tutte le luci sul suo viso (che sarebbe stato bellissimo anche con quelle sbagliate, solo che sbagliate non erano). Dopo dieci minuti dove faceva la furbetta e rispondeva cambiando ogni volta direzione rispetto alla domanda, mi chiesi perché mai avrei dovuto portare a casa quell’intervista e puntai diritto a un tono ironico con la speranza che si alzasse, mi desse uno schiaffo e mi piantasse in asso. Ma intelligente era. E intuitiva pure. Capita l’antifona, divenne di colpo un angelo disceso sulla Terra: rise, mi abbracciò anche quando mi scostavo, mi scompigliò i capelli, confessò come amava e spalancò gli occhi come Bambi. Non dovevo neanche più fare le domande, ascoltarla e godere della sua bellezza. Si, mi ha baciato con trasporto, ma non so se la amo. Ve lo dirò dopo la terza intervista (e le luci non le cambia più!).

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La foto: Paolo Limiti & Alberto Sordi


Scriverei sempre il suo nome con un punto esclamativo alla fine e strepitoso è l’aggettivo che mi viene in mente quando penso a lui. E’ stata una grande sorpresa per me che lo avevo incontrato solo una volta durante un “junket” (non spaventatevi, è il termine con cui si indicano gli incontri con gli attori organizzati dalle case cinematografiche per il lancio di un film, ma si parla più che altro dei film). Poi Bette Davis mi aveva spiazzato: l’avevo incontrata a Brighton durante una sua “tournée” in Inghilterra ed era reduce da un film con Albertone (“Lo Scopone Scientifico”): “Quando lo incontra, per favore, gli dica da parte mia che è un asinaccio!,” mi aveva detto la diva perché lo accusava di non essersi mai rivolto a lei in inglese, pur sapendolo, durante la lavorazione del film. Lo incontrai per la tornata celebrazione del 2 di Giugno e doveva essere il mio ospite d’onore in TV. Uscimmo a cena la sera prima e mi trovai davanti un gentiluomo intelligentissimo, garbatissimo, impegnatissimo anche sul sociale. Lo ascoltai a bocca aperta per tutta la sera e mi accorsi che, contrariamente a quanto mi era spesso successo con alcuni noti comici, non mi aveva affatto deluso ma semmai la mia grandissima ammirazione per lui era aumentata! Entrammo abbastanza in confidenza perché, ridendo, gli riferissi il messaggio di Miss Davis. “’Aò, sai che se fissava?...,” mi rispose. “ Brava era brava, ma ‘o vojamo dì?..., ‘na ranocchia!”. Mi confessò che solo una volta era stato sul punto di sposarsi con Andreina Pagnani di cui era innamoratissimo. Non gli chiesi perché non l’avesse fatto prima che mi rispondesse magari con una delle sue celebri battute che diceva: “E che?, me metto ‘n’estranea in casa ?...”.
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La foto: Paolo Limiti & Lauren Bacall


La mandai a prendere con una Bentley bianca (si, quellausata da Clinton) e non appena vi salì disse all’autista (che aveva fatto aspettare per mezz’ora): “Odio le Bentley. Specie se bianche”. Arrivò in RAI e mentre la annunciavo in diretta non entrò perché stava strillando all’incaricata dell’ufficio scritture che il suo nome sul contratto era sbagliato: lei non si chiamava Betty Perske ma Lauren Bacall! La poverina (parlo della segretaria che aveva redatto il contratto) aveva pensato che Lauren Bacall fosse il nome d’arte (lo era) e Perske fosse quello di famiglia (lo era), ma l’attrice in America aveva adottato il primo come vero e anche se in Europa non era stata una notizia così devastante perché lo sapessimo tutti, lei pretendeva che così fosse ! Tuttavia colei che aveva chiamato Frank Sinatra “una m---a! ” perché se l’era filata senza sposarla (ci teneva tanto, meschinella), apparve in onda solo perché andai ad acchiapparla con le mie mani! E si scandalizzò quando parlammo di cose che secondo lei nessuno doveva sapere ! (Si era probabilmente dimenticata di averle scritte con tanti, tanti dettagli nella sua autobiografia). Ma alla sera davanti a un bicchierozzo di vino italiano (che lei disse sapeva di aceto) si tranquillizzò e mi confessò quanto fosse dura la vita di una “star”! Raccontò che Jack Warner, il capo della Warner Bros., le disse talmente tante volte che “non era brava, non valeva un fico ed era cattiva dentro” da convincerla che fosse vero. Della bellezza di un tempo conserva lo sguardo da gatto e la voce baritonale (in origine era piccola e nasale, ma la educò su consiglio del regista Howard Hawks leggendo a voce alta per settimane il libro “La Tunica” e appoggiandola tutta sui toni bassi). Peccato che dopo il primo film (“Acque del Sud” con quello che sarebbe diventato suo marito, Humphrey Bogart) non sia più riuscita a recitare un altro ruolo così bene. Ha una personalità, è indubbio, ma non specificherei di quale tipo.
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La foto: Paolo Limiti & Whoopi Goldberg


Strepitosa, simpaticissima e dolcissima! Il nostro incontro è stato un amore a prima vista e per farlo ha attraversato tutti gli Stati Uniti da New York a Los Angeles in roulotte (si, detesta gli aerei)! Vorrebbe essere bella come Sofia Loren perché dice che le belle vengono sempre baciate sulla bocca e quando le ho detto che non era vero e l’ho baciata, mi ha risposto: “Si, ma hai aspettato tre secondi prima di farlo !”. E’ pazza, nel senso più affettuoso del termine. Per esempio detesta le uova: non le piace il colore, la forma, il significato di un uovo. “Nessun uovo passerà mai da queste labbra,” ha detto. Non le piace il termine “afro-americana” (sono d’accordo): “Non ha senso, separa, sminuisce ogni cosa che ho fatto e che ho raggiunto. Sono americana, punto. Il “Libro dei Diritti” è il mio libro dei diritti, la Costituzione è la mia Costituzione, Giorgio Washington mi appartiene: sono americana come la Chevrolet!”. Mi ha parlato tanto diamore ed è magica quando lo fa, i suoi occhi color caffè brillano come diamanti. Parlare di sesso con lei è facile e leggero come giocare a bolle di sapone, non c’è niente di pericoloso o proibito nel tono della sua voce sabbia-e-miele. Prima di diventare famosa ha fatto il muratore (giuro!), la modella di taglio per i parrucchieri provetti e la truccatrice dei defunti (in America si usa e i suoi clienti non si sono mai lamentati, dice Whoopi!). Doveva venire in Italia a presentare una trasmissione con me ma poi la RAI non l’ha più fatta. Peccato, avrei voluto davvero farvi vedere dal vivo che splendore è questa signora! Credo che la cosa che la descriva meglio sia un arcobaleno.
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Agg. Giugno 2006 - paololimiti.com



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